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Solarussa, tanti interventi per migliorare diverse strutture pubbliche


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Paese

Dati Generali
Il paese di Solarussa
Solarussa è un Comune della provincia di Oristano. È situato nel cuore del Campidano Maggiore, a 12 metri sul livello del mare. Conta 2482 abitanti. Dista 11 km da Oristano. Il toponimo appare citato nei documenti in molti modi: Solagussa, Solarosa, Solarussa. Secondo alcuni deriverebbe dal colore rossiccio del suolo. A supporto di questa tesi c´è una località vicina tutt´oggi chiamata Terra Arrubia, cioè terra rossa.
Il territorio di Solarussa
Altitudine: 7/163 m
Superficie: 31,89 Kmq
Popolazione: 2493
Maschi: 1260 - Femmine: 1233
Numero di famiglie: 893
Densità di abitanti: 78,17 per Kmq
Farmacia: via Azuni, 16 - tel. 0783 374033
Guardia medica: via Garibaldi, 9 - tel. 0783 374046
Carabinieri: via Salvo d'Acquisto, 6 - tel. 0783 374022
Polizia municipale: corso F.lli Cervi, 90 - tel. 0783 378203

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Storia

SOLARUSSA o SOLORUSSA, villaggio della Sardegna nella provincia di Oristano, compreso nel mandamento di Cabras, sotto il tribunale di prima cognizione sedente in detto capoluogo di provincia.

Esso fa parte del campidano di Siamaggiore, che fu uno dei distretti dell’antico Giudicato di Arborea.

La sua posizione geografica è nella latitudine 59° 57' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 31' 30".

Siede alla destra del Tirso in distanza di 2/3 di miglio dal medesimo, in sul piano, se non che presso all’abitato il suolo è di un tantino rilevato sul livello dell’abitato. Resta esposto quasi a tutti i venti, non essendo altra eminenza che possa servir di ostacolo o riparo, che il monte Briguini a sirocco-levante e in distanza di miglia 5 in circa.

Per le condizioni termometriche, igrometriche e meteorologiche, non può dirsi diversamente per Solarussa, che siasi già notato sopra Oristano e gli altri paesi del campidano arborese.

Il caldo estivo è spesso temperato dai venti marini periodici, il freddo invernale appena sentito per l’influenza degli aquilonari, la neve raro fenomeno come lo sono parimente le tempeste dell’estate.

Le pioggie sono generalmente poco frequenti, ma l’umidità è costante e molto molesta nella stagione autunnale, e più ancora nell’inverno, massime se piovoso, per i molti pantani che si formano in tutte parti, e più nel recinto dello stesso abitato, e se il fiume straripi e porti le inondazioni sino al paese, e lasci empito un largo bacino.

L’aria è certamente contaminata da molti miasmi nell’estate e nell’autunno, e però maligna a quelli che avvezzi a miglior clima non si preservano nelle ore pericolose dalla infezione.

Quest’infezione ha sua principale sorgente nella suindicata palude e in altre minori, quando nei calori estivi si prosciugano.

Territorio. È tutto piano con pochi rilevamenti appena sensibili, il più notevole tra’ quali è quello che vedesi alla parte di settentrione e appellasi Urassi, regione incolta, sparsa di olivastri, la quale in altri tempi dovea essere un amplissimo oliveto.

Nelle altre regioni mancano le piante cedue e le macchie, e solo sulla sponda del fiume verdeggiano con le canne alcune specie che amano il terreno acquoso, segnatamente i pioppi che si coltivano per servirsene nella travatura dei tetti e in altri usi.

Delle specie selvatiche non si hanno che i soli conigli, le lepri ed alcune volpi. I conigli recano non poco danno alle vigne.

I cacciatori possono prendere pernici e tortorelle, e varie specie d’uccelli acquatici nel fiume.

Mancano le fonti, e si supplisce coi pozzi che danno acqua grave e salmastra, della quale è necessità che bevasi quando non serve quella del fiume, che è buona solo nell’inverno e nel principio della primavera.

Sono in questo territorio, come ho notato, diversi ristagnamenti prossimi all’abitato, ed uno maggiore della superficie di circa 25 giornate, che riempiesi dal fiume tutte le volte che esso straripa. Se i solarussesi avessero un po’ d’industria potrebbero con canali, da aprirsi con poca fatica, evacuare quelle paludi e avere vantaggio dalla cultura di quei terreni.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono in Solarussa anime 1904, distribuite in famiglie 508, e in case 506.

Questo totale componevasi dalle seguenti parziali, che portano il numero delle anime che si ritrovarono in uno ed altro sesso nelle diverse età; sotto i 5 anni, maschi 135, femmine 124; sotto i 10, mas. 98, fem. 98; sotto i 20, mas. 201, fem. 170; sotto i 30, mas. 115, fem. 116; sotto i 40, mas. 93, fem. 120; sotto i 50, mas. 176, fem. 167; sotto i 60, mas. 87, fem. 87; sotto i 70, mas. 36, fem. 49; sotto gli 80, mas. 20, fem. 10; sotto i 90, mas. 2.

Distinguevasi poi la parziale de’ maschi 963, in scapoli 517, ammogliati 340, vedovi 106; quella delle donne 941 in zitelle 513, maritate 340, vedove 88.

I numeri medi del movimento della popolazione sono nascite 36, morti 38, matrimoni 18.

I solarussesi d’ambo i sessi sono generalmente di bassa statura, e mentre in altre parti vedonsi corpi che crescono ad una statura superiore all’ordinaria, qui non sono molti che raggiungano questa, e alcuno li qualificò i nani della Sardegna.

Un’altra particolarità di questo paese sono le forme belle che si ritrovano rare, mentre in altre parti dello stesso campidano si ammirano fattezze regolari e gentili anche nelle famiglie che non vivono molto agiate.

Notasi pure in essi, come in quelli di Siamaggiore, un’aria smorta, quale è solita vedersi negli abitatori delle maremme toscane, e non si sa capire, perchè essendo altre popolazioni in un’aria che si riconosce niente migliore che sia questa, non pertanto vedasi il vigore d’una sanità robusta, e la vivacità d’un bel colorito specialmente nelle donne. Bisognerà dire che sia qui qualche elemento morboso, che manca altrove.

Le malattie che predominano in questo paese sono le infiammazioni, le febbri gastriche, le intermittenti, le fisconie addominali e la clorosi.

Nella cura della sanità sono serviti da un medico e da quattro flebotomi.

Devo notare che contro l’umidità del clima e la malignità dell’aria hanno un gran preservativo nel vino generoso che ottengono dalle loro vigne.

I solarussesi forse primeggiano tra’ beoni. Spesso si radunano nelle cantine (i magazzini che essi dicono), ed ivi passando intorno la misura, che appellasi redali, piena di quel nettare squisito, si infuocano nei discorsi, gestiscono gridando, delirano improvvisando spropositi, e cantano finchè lo posson fare per la copia del vino che trangugiano.

Un costume ridevole si osserva scrupolosamente in Solarussa. Quando la moglie soffre le doglie del parto il marito si incocolla col suo gabbano, e sedendo in un cantone della casa accompagna i lamenti della partoriente, profferendo in tuono di sofferenza: Ohi puru! significando che esso pure soffre, o partecipa dei dolori della moglie paziente.

Appena l’infante è nato, il marito cessa da’ lai e beve allegramente con gli amici, mentre le attendenti calzano di scarpe ordinarie la donna, e così calzata la mettono a letto.

Le donne della media e bassa classe, mentre vanno scalze in altro tempo, essendo a letto dopo il parto portano le scarpe. Nessuno sa indovinare la ragione di questa strana costumanza.

La natura de’ solarussesi non ha tutte le parti lodevoli. Sono piuttosto crassi, rustici, poco sobri, ma diligenti della fatica. Fa meraviglia e pena a chi osserva la feracità di quei terreni e la quantità di pezzenti che vanno a mendicare.

Sono superstiziosi, credono nelle fattucchierie; ma si dee dire che in questa credenza sono mantenuti da preti ignoranti e avari, i quali ricevon doni o prezzo per scrivere brevi o comporre amuleti in modi che si possono dire magici.

Tra le altre credenze è questa che i morti tornino nel paese nell’alto della notte e colpiscano o addentino quelli che muojono o debbono morire.

Timidi e indolenti se nove o dieci ladri armati entrino nel paese per far bottino in qualche casa, tutti s’intanano, e lasciano che quegli scellerati facciano a loro bell’agio quanto vogliono.

La stessa pusillanimità ed egoismo si può riconoscere in altri del campidano, e le prove non mancano in alcune aggressioni che i ladri orgolesi han fatto in diversi paesi senza che abbiano patito alcuna opposizione. Veramente sono degenerati assai da quelli che furono gli antichi arboresi, che sapeano fronteggiare e vincere le truppe del re d’Aragona in lunghe ed accanite guerre.

La massima parte delle famiglie hanno qualche proprietà; alcune possiedono molti terreni di seminagione o di vigne.

La professione quasi generale è l’agricoltura; poche hanno cura del bestiame rude, e non sono molti che esercitano i diversi mestieri. Tra questi sono a notare i figuli, i quali principalmente si occupano della fabbricazione de’ mattoni e delle tegole intorno alla indicata palude dove sono le fornaci. Si può conoscere da questo che il bacino della medesima abbia avuto origine dalla consumazione dell’argilla che impiegasi in quest’arte.

L’istruzione è quasi nulla e la scuola primaria conta pochi fanciulli. I genitori non si curano di mandare i piccoli, questi non amano di imparare, il maestro annojasi di insegnare.

Non saprei dire se in 30 anni da che è fondata questa scuola trenta giovani abbiano in essa imparato a leggere e a scrivere.

Il numero di quelli che nel paese sanno leggere e scrivere compresi quelli che hanno studiato nei ginnasii non sorpassa forse le 40 persone. Tra questi sono quattro notai.

Le donne lavorano nel telajo la lana e il lino, e si numerano circa 500 telai tutti di antica forma, ad eccezione di soli tre di forma migliore.

Agricoltura. Il terreno di Solarussa è idoneo a molte culture, principalmente a quella de’ cereali e delle viti.

L’area complessiva che si suol coltivare non è meno di giornate 6900.

La parte culta si divide in giornate 1100 di vigna, 1000 di chiusi (cungiaus) per tenervi a pascolo il bestiame e seminarvi, in giornate 4800, divise in due regioni, dove si alterna la seminagione.

Il restante dell’area territoriale è inculta e s’agguaglia forse a giornate 750. Una porzione di questa, di giornate 300, è destinata per prato, o pascolo pubblico.

I numeri ordinari della seminagione sono i seguenti, starelli di grano 1700, d’orzo 500, di fave 450, di legumi 100, di lino 200, di canape 150.

La fruttificazione comune può tenersi del 10 pel grano, del 12 per l’orzo, del 15 per le fave, del 10 per i legumi. Vi sono però dei terreni che in circostanze favorevoli danno più del 30.

Le terre prossime al fiume che sono fecondate dal suo limo patiscono spesso dalle inondazioni, che ricoprono i seminati e li fan marcire.

Nelle terre prossime al fiume si fa l’orticoltura, dalla quale si ottengono ottimi e copiosi frutti.

La vigna prospera in modo maraviglioso, e la vendemmia è abbondantissima di vini pregievolissimi.

Le varietà delle uve sono molte, ma quella che è comune e trovasi in tutte le vigne predominante è la vernaccia.

La manipolazione del vino si fa con particolar diligenza secondo le antiche pratiche, e però la vernaccia di Solarussa è stimata a preferenza di quella di altri paesi, anche perchè si conserva più facilmente.

Gli alberi fruttiferi sono sparsi nelle vigne e sono di molte specie e varietà, e nel totale di circa 8 mila.

Bestiame. Quello che mantienesi per il servigio somma a buoi per l’agricoltura e pel carreggio 800, cavalli 80, giumenti 460, majali 120.

Il bestiame rude numera vacche 580, pecore 2500, porci 400.

L’apicultura si esercita da pochissimi.

Commercio. Quello che soperchia alla consumazione del paese in cereali ed altri frutti agrari, vendesi a Oristano; il vino però vendesi pure a’ vicini paesi di Milis, Siamanna, Sia piccia e Villa urbana, dove si hanno vigne poco estese.

Il guadagno che si fa da’ produttori di questo paese può nelle annate medie computarsi a ll. nuove 130,000.

In questo deve intendersi compreso il prezzo de’ mattoni e delle tegole che si vendono a tutto il Campidano.

Solarussa tiene a miglia 1 1/2 o poco più tre comuni, Cerfalliu un po’ sopra il levante, Sia maggiore un po’ sotto il ponente, San Vero-Congius a levante-sirocco in là del fiume, cioè sulla sinistra.

Quando nell’inverno e talvolta anche in altre stagioni il fiume ha molte acque, sì che non si può guadare, allora per andare a Oristano si prende la via di Sia-maggiore e Massama, dove si trova la grande strada: quando i guadi sono permessi, allora con molto risparmio di viaggio si traversa il fiume in direzione a Sillì, già che vi si arriva dopo miglia 4 1/3, mentre dall’altra parte si devono impiegare più di miglia 5 1/2. Siccome quando il Tirso volge molte acque v’ha una barca per valicarlo, così quelli che han da fare all’altra parte possono passare e trarre per la corrente il cavallo.

Il trasporto delle derrate a Oristano si potrebbe fare sul fiume con grande risparmio; ma gli arboresi per poco si servono delle sue acque alla cultura, per nulla al traslocamento delle merci.

Religione. Questo popolo resta compreso nella giurisdizione dell’arcivescovo d’Oristano ed ha per il servigio della religione 4 preti, uno de’ quali ha il titolo di vicario, perchè fa le veci del parroco titolare, che è un canonico della cattedrale di Oristano. Sogliono in Solarussa essere altri preti, ma senza cura di anime.

La chiesa parrocchiale è denominata dall’apostolo

s. Pietro. La fabbrica è recente, fatta secondo il disegno dell’architetto Cominotti, e consacrata dall’arcivescovo Gio. Maria Bua addì 24 giugno del 1835. Non è molto grande, ma sufficiente alla popolazione attuale, ed è regolare e bellina.

Le suppellettili non sono di molto lusso, ma quanto basta alla decenza e al bisogno.

Si possono notare due dipinti, uno de’ quali rappresenta s. Pietro in carcere che si libera dall’angelo, l’altro s. Gregorio al quale una colomba inspira nel-l’orecchio. Ambidue sono dagli intelligenti giudicati quali opere di mano maestra. Furono donati alla chiesa dal fu canonico Orrù, nativo dello stesso paese.

L’annuale prodotto delle decime si calcola di ll. n. 8000 in circa. Il decimante però dovea da questa somma sottrarre alcune pensioni impostegli, stipendiare il vicario co’ coadiutori, e provvedere ne’ bisogni alla chiesa.

Sono nel paese due chiese minori, ed un’altra nella campagna.

Delle due prime una serve di oratorio alla confraternita del suffragio delle anime del purgatorio, l’altra porta il titolo della Vergine delle Grazie.

La rurale dista poco più d’un quarto d’ora dal paese, è dedicata a s. Gregorio papa, e serve per seppellirvi i defunti. Questa essendo per cadere a causa di vetustà fu ristaurata verso il 1830.

Essa è di antica costruzione e vuolsi che nel medio evo sia stata ufficiata da monaci camaldolesi.

Le principali feste, alle quali è molto concorso dai vicini paesi, sono per il titolare della parrocchia, e per la Vergine delle Grazie. Gli ospiti sono ricevuti con molta cordialità, trattati con splendidezza, possono ricrearsi nella danza e poi godere dello spettacolo della corsa de’ barberi.

Si festeggia pure per s. Gregorio, ma dalla sola gente del paese.

Antichità. Non si riconosce in questo territorio nessuna delle antiche costruzioni dette nuraghi; tuttavolta è credibile che ne sieno esistiti e poi annientati per essere servito il materiale ad altre costruzioni in tutti i tempi passati, già che non trovasi entro la circoscrizione di Solarussa nessuna specie di roccie, e devesi però edificare le case a mattoni crudi d’argilla, e spender molto per portare il materiale delle fabbriche più solide che si voglion fare.

A circa 300 passi dal paese verso austro in un piccol rialzo restano nascoste alcune fondamenta, e vuole la tradizione che vi fossero de’ bagni. Alcuni tengono questo come certo, ed essendosi scoperti in alcuni sfossamenti fatti alla porta contraria in distanza di circa due miglia, molti tubi di terra cotta del diametro di metri 0,35 disposti in linea, si è creduto che per essi si conducessero le acque dal colle di Urassi a’ bagni. Forse è più ragionevole il dire che portassero le acque delle fonti per provvedere la popolazione, che ne manca. I bagni, se vi esistettero, potevano essere serviti con acqua di pozzo.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Solarussa
1° domenica dopo Pasqua: Festa di San Francesco da Paola
29 Giugno: San Pietro, festa del Santo patrono - Riti religiosi e festeggiamenti civili con spettacoli di intrattenimento
ultima domenica di Agosto: Festa di Santa Maria di Pardu Nou
Metà Settembre: Sagra della Vernaccia - Degustazione della vernaccia accompagnata da piatti tipici locali e spettacoli folcloristici
23 Settembre: Festa di Sant'Isidoro - Riti religiosi e festeggiamenti civili
2° martedì di Ottobre: San Gregorio Magno,festa del Santo patrono - I Riti religiosi prevedono, oltre alla S.Messa, la processione accompagnata dai gruppi folk in costume e da cavalieri a cavallo. Seguono i festeggiamenti civili che durano quattro giorni.